La comicità di Scarpetta  incontra la rivoluzione di Basaglia ne “Il medico dei pazzi” il 17 gennaio

La comicità di Scarpetta incontra la rivoluzione di Basaglia ne “Il medico dei pazzi” il 17 gennaio

Sabato 17 gennaio 2026, alle ore 20.45, il sipario del Teatro Verdi si alzerà su uno degli appuntamenti più attesi della sezione di prosa: “Il medico dei pazzi”. Lo storico capolavoro di Eduardo Scarpetta, prodotto da I Due della Città del Sole e dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, arriva a Gorizia in una versione inedita e profondamente significativa per il territorio.

Scritta nel 1908, Il medico dei pazzi è una macchina perfetta dell’equivoco, una commedia irresistibile che racconta la disavventura di Don Felice Sciosciammocca, ingenuo proprietario terriero convinto che il nipote Ciccillo, al quale con la moglie aveva elargito i denari per farlo laureare e aprire una clinica, sia diventato un affermato direttore di manicomio. Quando scoprirà che la presunta clinica è in realtà una pensione popolata da personaggi eccentrici, il confine tra normalità e follia si farà sempre più labile, dando vita a una girandola di situazioni comiche entrate nella memoria collettiva del teatro italiano.

Una rilettura che dialoga con la storia di Gorizia

Nella versione firmata da Leo Muscato, la vicenda viene spostata alla fine degli anni Settanta, nel periodo immediatamente successivo all’entrata in vigore della Legge Basaglia, che decretò la chiusura dei manicomi e rivoluzionò radicalmente l’approccio alla cura della malattia mentale.

Una scelta che a Gorizia assume un significato profondissimo: proprio qui, nell’area oggi conosciuta come Parco Basaglia, sorse nel 1911 il manicomio cittadino, divenuto poi Ospedale Psichiatrico Provinciale e teatro, a partire dal 1961, dell’esperienza rivoluzionaria guidata da Franco Basaglia, destinata a cambiare per sempre la storia della psichiatria in Italia e nel mondo con la legge180 del 1978.

Collocare Il medico dei pazzi in questo contesto storico significa dare nuova forza a una commedia che, dietro la risata, interroga lo spettatore su un tema ancora attualissimo: chi decide chi è sano e chi è folle? E dove passa davvero il confine tra cosiddette normalità e devianza?

Tra comicità e riflessione

Ambientare l’azione nella Napoli di fine anni Settanta consente di giocare con un’estetica iconica e riconoscibile – tra basettoni, pantaloni a zampa e una colonna sonora senza tempo – ma soprattutto apre la strada a una riflessione più profonda.

Il protagonista, spaesato e provinciale, si muove in una realtà che non riesce più a decifrare: e a poco a poco, tra equivoci sempre più grotteschi, la sua stessa identità comincia a vacillare. Forse, suggerisce la commedia, il vero “matto” è proprio chi rifiuta di mettere in discussione le proprie certezze.

Cast e produzione

Protagonista dello spettacolo è Gianfelice Imparato, interprete di straordinaria esperienza e sensibilità, affiancato da un ampio cast.

Le scene sono firmate da Federica Parolini, i costumi da Silvia Aymonino, le luci da Alessandro Verazzi, con musiche originali di Andrea Chenna.

La produzione è de I Due della Città del Sole – Teatro di Napoli / Teatro Nazionale.

Lo spettacolo si inserisce inoltre nel contesto delle celebrazioni per il centenario della morte di Eduardo Scarpetta (1925–2025), rendendo omaggio a uno dei padri fondatori della grande tradizione teatrale italiana.